BAM

 Bam, un boato che mi ha accarezzato il viso in quel maledetto 2020. La biblioteca degli alberi e Piazza Gae Aulenti al suo fianco sono state il mio rifugio, la mia meta del cuore. Il Bam rappresenta il disperato bisogno di Milano di guardare avanti, cercare bellezza e spensieratezza.

Questo luogo riesce ad essere avvolgente e immenso allo stesso tempo, è uno sposalizio azzeccatissimo tra modernità e natura, città e sostenibilità ed è entrato prepotentemente nell'anima di Milano e anche nella mia. È nato che ero già donna e mamma, non rappresenta le mie radici, non ci sono cresciuta eppure lo porto tanto dentro. È bello pensare che il futuro della città sia una culla per gli alberi, questo panorama completa la Milano che vorrei, con il Bosco Verticale come testimone delle sue promesse.

In questa accoglienza e vastità io mi perdo e insieme mi sento a casa. Ci sono giardini e salici, fiori e chiostri, palazzi e fontane, una pista di atletica e altalene. Il suo campo fiorito ci ha accolto subito dopo il primo lock-down e mi ha confermato quanto ami questa Milano ferita. Ricordo il concerto del Primo Maggio 2020 davanti a vie e piazze deserte: quell'abbraccio della Nannini alla città dalla terrazza Campari con pianoforte alle spalle l’ho sentito addosso. Era vietato percorrerla, ma si sentiva tutta Milano sulla pelle.

[foto: BAM (Biblioteca degli Alberi di Milano) con temporale, maggio 2020]


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