Out of Africa

 La mia Africa è un film meraviglioso. E non lo dico solo perché amo alla follia quelle terre. Tutte le volte che lo guardo mi sento volare, quasi mi trasformassi in un'antilope, quasi ricevessi una bomba di energia dalla grazia della protagonista. Nel film una Meryl Streep superlativa, sola in quella fattoria immensa, osserva che la forza dell'uomo si misura nella guerra mentre quella della donna nella capacità di restare e aspettare. Fa specie sentirlo dire da lei, in fuga dall' Occidente nella vastità della Natura africana, eppure la sua resilienza si esprime nell'attesa in quel luogo tanto bello che sembra sacro. Non lo fa certo con le mani in mano, eppure Lei attende.

Leggo spesso a mio figlio un libro illustrato su Ulisse, e in effetti l'altro giorno osservavo i lunghi capelli di Penelope, lunghi quanto la sua attesa: quella donna ha atteso per vent'anni, pensavo. Vent'anni trascorrono prima che Ulisse e Penelope possano riabbracciarsi e lei per tutto quel tempo resta, salda come il granito. Cosa sarebbe stato Ulisse senza Penelope, l'andata senza un ritorno, Troia senza Itaca.

La donna era ritorno. E' un concetto per fortuna superato, ma ha del salvifico.  Forse per questo, c'è una parte di me importante che desidera essere ritorno, porto sicuro e non tempesta. E' una vita che lavoro per questo. (Foto: Etosha Park, Namibia)


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