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Visualizzazione dei post da febbraio, 2022

Lucy

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   Sono passati due anni dallo scoppio del bubbone pandemico. Tutti abbiamo sognato di avere una piccola Lucy in tasca con il suo trabiccolo da psicologa da interpellare ad ogni passo. Una Lucy che ci ascoltasse, che ci insultasse anche, una Lucy possibilmente all’aperto quando all’aperto proprio non si poteva stare. L’abbiamo tanto desiderata (non dite di no) e io mi sono pure interrogata su quale sarebbe stata la mia prima domanda se ce l’avessi avuta davanti (o in tasca). Ma poi gira che ti rigira alla prima occasione so che le avrei chiesto: "Quando ero ragazzina avrò letto milleduecento volte Schroeder una vita per la musica e proprio non mi capacitavo di come non te ne fregasse una cippa che quel biondino non ti filasse per niente. Ma perché non ti sei schiodata subito da quell’idiota di pianoforte?". Ancora oggi non lo so e una risposta probabilmente non l’avrò mai, del resto avrei dovuto studiare psicologia e invece ho solo immaginato atomi alla luce di una bugia. ...

Asilo

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 Vorrei vivere in un asilo, inteso come rifugio dove il viandante viene accolto, inteso come luogo in cui stai bene. Mi piace pensare che casa mia lo sia, perché ho un uomo che mi accoglie sempre col sorriso, perché ho dei bimbi che baruffano come in un asilo è giusto che sia ma mi stringono anche forte a loro. Vorrei un tempo lento lento come in uno dei libretti preferiti di Ambra, un tempo da riempire con pozioni di magici stregoni, ci metterei tanta passione, scoperte da fare insieme in questo 2022, infiniti attimi di sole sulla pelle da assaporare, energia quanto basta da dedicare a chi amo.   Ma il tempo non è lento e il mondo è un groviglio più grande di noi e allora mi prendo questo filo di asilo e me lo godo ancora un po’, perché non si attorcigli nel gomitolo dei grossi perché, perché questo è tuo e quello è mio ma è anche un po’ nostro, questo impariamo all’asilo finché ce n’è.  [Dalla Treccani, Asilo : tempio dove non c’è diritto di cattura].

Deserti

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   Le distese infinite di sabbia sono il dove più apprezzato dei nostri viaggi. Io ne amo i colori caldi e avvolgenti, ne amo la bellezza severa e la mancanza di confini che ti sussurra quanto sia tutto possibile. Ne amo la solitudine, quella nitida e sana che ti fa sentire al tuo posto nel mondo. La mia dolce metà ha mostrato a una schizzinosa come me quanto sia bello sentire il contatto del piede nudo con quella sabbia, tuffarsi in quel mare d'oro e in quel gesto sentirsi invincibile. In uno dei giorni più bui della primavera 2020, quando in isolamento mi chiedevo cosa ne sarebbe stato di tutti noi, chiudevo gli occhi e mi immaginavo lì, a guardare quella linea sottile e irraggiungibile dove il cielo bacia le dune e l'aria profuma di buono. Forse c’è sempre spazio per l’immaginazione, basta chiudere gli occhi e respirare. (Foto: Merzouga, Marocco del sud)

I prati di Sant'Orso

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  I prati di Sant'Orso di Cogne sono un quadro della mia maternità, penso che l’abbia dipinto Klee, ho trascorso la mia prima settimana sola con mio figlio ad attraversarli piena di domande e incertezze, li percorrevo con quella fascia a righe bianche e verdi che oltre al piccolo addosso sosteneva anche la mia anima. In quella distesa vi ho visto correre incontro a trattori e gatti delle nevi, vi ho visto guardare gli aquiloni batacchiati dal vento col nasino all'insù, vi ho sentito strillare che eravate stanchi, mi sono sentita gridare dentro (e spesso anche fuori) che ero stanca. Vi ho osservato ridere all'impazzata mentre correvate dietro alle farfalle e vi ho scoperto leccare la neve che cadeva. Anno dopo anno vi ho visto e mi sono vista crescere, con la punta del Gran Paradiso che ci sbirciava da lassù. Mi basta tornar qui per sentire che la mia anima inizia a ballare. È bello vedervi che vi lanciate con lo slittino per assaggiare la libertà. Che poi qui non ho trovat...