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Visualizzazione dei post da ottobre, 2022

Yoga tribù

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 Nelle mie fantasie di ragazza mi immaginavo serafica a fare yoga al sorgere del sole, ma in realtà non mi sono mai lanciata a provare, convinta che quella Ricerca non facesse per me. Ho scoperto come spesso mi accade che le mie prevenzioni erano sbagliate. Ho praticato yoga per la prima volta durante la mia seconda gravidanza, più per ritagliarmi uno spazio per me e la nascitura che per reale convinzione, incredibilmente mi è piaciuto. Tempo dopo ho trovato una tana yoga a mia misura, la maestra capace di ispirarmi davvero e allora è stato amore. Lo yoga mi ha aiutato tantissimo durante la pandemia, ma non credevo potesse aiutare anche i miei figli. Quando mi propongono tutti esaltati di fare Il gioco dello yoga io sotto sotto sono più esaltata di loro: ci ritiriamo in una bolla fatta di asana e risate e resto stupita da quanto i piccoli siano bravi. Il tempo di tenuta delle loro posizioni è infinitesimale, ma credo sia sciocco chiedere ad un bimbo di stare ... eppure il loro ...

Wild

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   Ho imparato che per analizzare bene qualcosa bisogna spacchettarla, dividerla in sottoinsiemi, cercarne le parti che la rendono un tutto, immaginare una serie di scatole sempre più piccole o una matrioska che deve essere aperta e riaperta fino a trovarne il cuore.   L’impresa più difficile e più affascinante è spacchettare noi stessi, portare allo scoperto i nostri vecchi io da dentro di noi, i nostri venti anni avvolti dai nostri venticinque abbracciati dai nostri trenta fino ad arrivare a quello che oggi siamo. “ I ricordi più preziosi vengono spesso sepolti nei fondi di bauli del nulla ”, ho sentito questa riflessione in un TED’s talk della scrittrice americana Cheryl Strayed, questa estate ho letto il suo Wild e l’ho vissuto come un momento di fuga dal mondo, forse perché è un libro che parla di un cammino solitario e selvaggio. Mi è capitato di viaggiare a piedi per giorni e giorni anche se mai da sola e ho toccato con mano cosa significhi ascoltare il peso de...

Tempo di un caffè

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 Dal mio diario della maternità... L’odore di caffè di domenica alle 11 di mattina quando scendi le scale del condominio ti fa sorridere amaramente, perché immagini chi se lo sta gustando appena sveglio quel lento caffè, mentre tu magari hai già cambiato tre volte la poppante e affrontato quattrocento giochi diversi con il fratellino, controllando allo stesso tempo che la piccola non morisse soffocata o da oggetti piccoli di proprietà del fratellino o direttamente dalle mani del fratellino.  Ma poi ti ricordi quando senza figli ti svegliavi comunque alle sette del mattino per raggiungere qualche cima innevata e te ne fregavi una volta in viaggio del tempo di riposo perso. E allora forse in fondo anche questo percorso di maternità è un po’ quel tuffo nel passato lì, quella missione lì, basta lasciar andare (basta). A proposito di caffè: quanto resterà nei nostri ricordi l’odore della moka dopo ogni pranzo in pandemia? [immagine tratta dal sito di Flow magazine ]

Ospitalità

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   Ci sono locali che ti assorbono l’anima, sono posti dove annusi infinite possibilità e torni a sentirti un ragazzino. Per me sono luoghi colorati, con una musica soft di sottofondo e cibo pazzo da assaggiare. In quei luoghi mi sento a casa e riesco a far esplodere su carta le mie emozioni, riesco a isolarmi da tutto e al tempo stesso sentirmi ovunque nel mondo, a percepirmi invincibile e fortunata. Questi posti li trovi in ogni dove, ma hanno la capacità di catapultarti nella tua città perché sanno di te, mentre quando sei nella tua città ti conducono ovunque tu desideri essere. Io lì sto bene e quando sto bene esploro e scrivo. Alcuni locali poi volano via e restano solo nei ricordi, tra questi ho nostalgia del Ciriboga, che ti accoglieva sviscerando il significato del suo nome “ Antica parola basca che significa locanda, osteria, ristoro lungo il percorso dei viandanti in un luogo familiare e rilassante ”. Eccolo qui in foto, tra i luoghi che meritano di essere immort...