Wild
Ho imparato che per analizzare bene qualcosa bisogna spacchettarla, dividerla in sottoinsiemi, cercarne le parti che la rendono un tutto, immaginare una serie di scatole sempre più piccole o una matrioska che deve essere aperta e riaperta fino a trovarne il cuore. L’impresa più difficile e più affascinante è spacchettare noi stessi, portare allo scoperto i nostri vecchi io da dentro di noi, i nostri venti anni avvolti dai nostri venticinque abbracciati dai nostri trenta fino ad arrivare a quello che oggi siamo.
“I ricordi più preziosi vengono spesso sepolti nei fondi di bauli del
nulla”, ho sentito questa riflessione in un TED’s talk della scrittrice
americana Cheryl Strayed, questa estate ho letto il suo Wild e l’ho
vissuto come un momento di fuga dal mondo, forse perché è un libro che parla di
un cammino solitario e selvaggio. Mi è capitato di viaggiare a piedi per giorni
e giorni anche se mai da sola e ho toccato con mano cosa significhi ascoltare
il peso dello zaino, fare i conti con le vesciche dei piedi sempre più brutte e
guardare il traguardo ancora lontano; “Mamma, mamma, quanti passi devo fare per
arrivare al tuo castello così grande e così bello?”. È laggiù il Castello, ma in
fondo sono i passi per arrivarci ad essere i più belli.
In questa foto ero in Namibia, davanti al Fish River Canyon, avevo
trent’anni e mi ripromettevo di fare questo percorso di trekking aggressivo di
più giorni entro i miei quaranta. Non ho mantenuto le mie promesse, ma ora ho
un nuovo sogno di viaggio spirituale che vorrei esaudire entro la nuova decade
che ha iniziato a scorrere. La mia speranza è di riuscire ad avverare quel
sogno.
Che poi l'avere un sogno e l'immaginare come sarà è la cosa più bella...se poi si sogna in due è meraviglioso! ;-)
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