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Visualizzazione dei post da giugno, 2022

Ed è subito sera

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  Era l’ora del crepuscolo, eravamo al mare dopo quei tre mesi assurdi che a tutti erano sembrati una vita. Guardavo il suo sorriso davanti ad una pizza e mi sembrava il luccichio di un sopravvissuto. Eri un sopravvissuto e noi lo eravamo con te, in fondo lo eravamo un po’ tutti. Era allora il tempo in cui dovevamo abituarci a un nuovo mondo, voi eravate ancora eroi e noi anime smarrite con troppe domande in testa. Ma c’era il profumo del mare, i bimbi giocavano coi sassolini alla luce del tramonto, io mi gustavo il mio caffè e vi guardavo da lontano, ci sentivo invincibili. Erano state dolci persino le sei ore per arrivare e le gallerie in coda, tutto era poesia. Sussurravano dentro di me in loop quei pochi versi: “Ognuno sta solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole…” S. Quasimodo [foto: Sestri Levante al crepuscolo, giugno 2020]

Non chiederci la parola

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 Nella cittadella di Leiden ci sono delle poesie scritte sui muri di alcune case, o meglio c’erano un tempo, perché tutto scorre ma spero che loro abbiano resistito. Sono poesie di poeti famosi di diverse nazionalità, rigorosamente in lingua originale e ti sorprendono qua e là, a ricordarti piccole verità. In rappresentanza del bel paese c’è Eugenio Montale, proprio sopra quello che era il mio panettiere turco di fiducia, che io di pagnotte al sesamo così non ne ho più assaggiate e lo dico a costo di essere considerata patetica. Più ci penso e più non mi capacito di quanto ci sia in questa poesia, di quanto croco io mi senta e di quanti mondi aperti abbiamo davanti, quanti “non” abbiamo qui costruito qui grazie ai passati lì. So cosa non voglio, so cosa non sono, ripenso a tutti i “non” che abbiamo imparato in questi ultimi due anni e mi sento ancora più croco, un croco che vuole solo gioco.   Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe, e...

Gratitudine

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 Coltivare la gratitudine è una pratica dagli effetti poderosi, più di tutti i superfoodies messi insieme. Quello per cui siamo grati nel nostro quotidiano aiuta a sentirci meglio, allevia le incazzature e ci fa vedere gli altri con occhi più benevoli. Apprezzare quello che si ha aiuta ad essere più felici ma non basta pensarlo, bisogna scriverlo, visualizzarlo, rifletterci. Ci sono tante persone che hanno un quaderno della gratitudine che riempiono ogni giorno, chi prima di andare a dormire alla luce di una candela, chi la mattina appena svegli con la luna che li saluta. E’ tutto molto poetico, ma quando ho i nervi a palla non ci credo nemmeno io, vedo come roba da supereroi riuscire ad essere grati con costanza. E invece no, bisogna crederci, provare provare provare e solo dopo aver tentato e ritentato invano concludere che il quadernetto è una pratica inutile (e allora sì che Non ci resta che piangere , ma vedrete che non succede). Sono tante le cose per cui essere grati e...

Via gli scarponi

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  Uno dei momenti più magici delle esperienze in rifugio è l’atto di togliersi gli scarponi e indossare un paio delle tante pantofole che sono lì ad accoglierti. E’ quasi un rito di iniziazione, non sai quanti e chi abbia usato quei rettangolini fino ad oggi ma tu te li infili e firmi così la tua approvazione ad uno stile di vita. Mi chiedo se nonostante la pandemia abbia resistito quel gesto, che tanto i piedi non respirano (per fortuna), o siano rimasti solo i tazzoni di caffelatte fumante ad accogliere il viandante, ognuno coi suoi mocassini. Il fascino dei rifugi d’alta quota in estate sta nel concederti un viaggio al polo nord partendo dalla caldazza appiccicosa e senza prendere l’aereo, con tanto di pernottamento in cielo. Che magia l’estate lassù. Una delle immagini più incantate che porto nel cuore è di un rifugio molto prima dell’alba, un manipolo di alpinisti che agganciano i ramponi e sparuti lumini più su, che salgono verso vetta in cordata, come piccole lucciole glac...

Vata

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 Mi descrivono perfettamente i parametri ayurvedici di una Vata sradicata. Sfuggo, saetto, odio il vento e l’organizzazione, sono una foglia tremula che ama la pelle baciata dal sole. Schizzo e lampillo, mio nonno mi chiamava la bufera. Dovrei ungermi sino all’orlo e invece se non sto al secco fremo.  Forse per questo amo sbirciare i siparietti degli altri, giacché ho bisogno di presenza nell’assenza, che assente sclero e da dentro pure. Esserci e non esserci è per me il binomio più vero ed equilibrarmi lì in mezzo è l’esercizio più duro.  Eppure, ho scelto la chimica che mi ancorasse a terra e un uomo che fosse radicamento puro, ma poi anche la chimica porta a immaginare e il mio uomo scala verso il cielo per sognare. E allora tiriamo, tiriamo tra i nostri opposti per tutta la vita o finché ci va e lasciamo che lo yoga ci spieghi la gioia come si dà. La risposta è nel ‘tra’, la risposta è a metà, se mi perdo tu rispiegami come si fa. [foto: Vata storta in alb...