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Sipario

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  Capita che ci chiedano come immaginiamo il nostro futuro e come lo desideriamo. È allora che io visualizzo sempre la stessa scena, che magari mai diventerà realtà ma adesso eccola qua: siamo io e la mia famiglia all’ingresso di un teatro greco, al cospetto di un tramonto siciliano, tanto bello che sembra sacro, un dono degli dei agli uomini. Il mio uomo è abbronzatissimo e indossa una polo chiara, i miei ragazzi sono due baldi adolescenti, Daniele ci inebria ancora delle sue parole (aiuto) e Ambra mi guarda con dolcezza, ne capto le emozioni e i suoi non detti adolescenziali, riesco quasi a toccare la bellezza di averli ancora tutti e tre accanto. Nel pomeriggio abbiamo gustato una granita al caffè e panna montata in uno di quei paesini magici e unici di quei luoghi, facciamo sia Scopello, ora assisteremo ad una tragedia greca, facciamo sia anche una commedia, purché ci lasci qualcosa di vero. Il vento soffia piano, la musica ha inizio trasportata dal profumo dei limoni, imma...

Alberi

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 Camminare nei boschi insegna a conoscerne i protagonisti: gli Alberi. Ce ne sono alcuni di tanto grandi che sembra non siano mai stati giovani. Molti bambini ne sono affascinati, li vedono un po’ come fossero dei personaggi, li abbracciano e ci parlano, ma talvolta ne hanno anche paura. Forse l’albero più terribile nell’immaginario dei piccoli è il baobab, il protagonista dei protagonisti dell’Africa nera, gigante vegetale temuto persino dal Piccolo Principe, che lo descrive come uno dei pericoli maggiori per il Pianeta. Eppure, pare che per gli africani i baobab abbiano un’anima e siano spiriti buoni, mentre il Piccolo Principe li combatte con il rastello tutte le mattine come nemici. Gli alberi mi trasmettono serenità e sicurezza, quando cammino con i miei piccoli nei boschi è grazie a loro che mi faccio forza e cerco di trasmetterla a chi mi sta intorno, i miei nanetti in primis. Sogno ancora di costruire con la mia famiglia una casetta di legno su un albero, proprio come nelle...

Maila's Eden

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 Quando voglio impreziosire i miei capelli mi metto nelle mani di Rella , che è una parrucchiera simpatica e un po' frick che utilizza (e costruisce) solo prodotti naturali e nutre le cuti in tutti i modi che si possono immaginare.  Quando entro nel suo locale sono assalita dai colori e dai profumi africani, i suoi mobili in legno mi teletrasportano in un candido bosco di baobab e mi sento un po' gasata e un po' intimorita quasi fossi il Piccolo Principe. Un giorno mentre chiacchierava con una cliente raccontava che creare quel luogo l'ha fatta sentire realizzata, in quel suo paradiso ha potuto finalmente esclamare "Oooooh, ce l'ho fatta!". Mi è capitato in questi giorni di dovermi interrogare su cosa ora abbia più senso per me, quale sia per me e me sola il significato del successo. Le sfide servono perchè aiutano a fare luce sulle nostre ombre e a capire per cosa fare fatica valga la pena per noi, per cosa al netto del fascino e del sentimentalismo, quel...

Diario dei ricordi, 1° dicembre 2021

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  Come si fa a parlare di felicità? Il clima è bigio, l'inverno è lungo, la gente è esausta. Cerco la felicità nelle nostre mattine di sole alla Baia del Silenzio, nella brezza della sera del porto di Cattolica, nelle corse a piedi nudi nel pratone di Pennabilli, accanto al paesino colorato da un tramonto rosa, mentre facevamo divertire i bimbi e ci divertivamo anche noi.   Ripenso alla nostra Milano ferita quella primavera, alla città così bella in queste estati, mi chiedo cosa ne sarà di lei e un po' cosa ne sarà di noi. Penso a quando il mio amore era in quella famosa prima linea, corazzato dal suo pelo sullo stomaco, eppure così sensibile e stanco. E allora spero arrivi presto la fine di questa bufera ora che il Natale si avvicina e tutto si richiude nella paura, spero arriverà una vita nuova, come quella annunciata da una magica sterlizia che trovai sul volante il giorno del rientro a casa con quel frugolino, in quel mio primo viaggio in macchina da mamma. Sterlizie, ...

Panchine

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    Qualche mattina fa ho aperto la porta finestra per areare casa e sono stata sovrastata da un immenso stormo di uccelli. Volavano all’unisono verso paesi caldi e lontani e regalavano agli osservatori uno spettacolo memorabile. Poco dopo il cielo si è ritinto d’azzurro e un’ultima pennellata di pochi volatili ritardatari lo ha attraversato. Quale foga, quale determinazione c’era in quel gruppetto di ultimi che tentavano di raggiungere il resto dell’opera d’arte. Noi donne siamo un po’ così, ci affanniamo talvolta goffe per non restare troppo dietro all’agile stormo dei maschi, le più illuminate ringraziano le conquiste di tutte coloro che prima di noi ci hanno spinto verso i caldi paradisi. Azzerare le iniquità di genere è il quinto degli obiettivi globali dell’ONU per il 2030, un nobile paese caldo da raggiungere. Ma prima, azzeriamo le violenze di genere e diciamolo il 25 novembre su tutte le panchine del mondo. [Foto: panchine cubane]

Ricordi di neve

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 Avevi sceso infinita neve. Ti avevo guardato volare su quello slittino d’altri tempi, il nostro slittino, invidia di molti. Gelavo nel mio tutone mentre tu correvi rosso e accaldato. Guardarti e respirarti non aveva prezzo.  “Non resisto più”, ti ho detto, alla fine. Mi hai risposto "Va bene", ma si leggeva sul tuo volto che avresti fatto volentieri altre venti discese. Hai agganciato il filo per tirare la slitta con le tue manine, hai guardato con gioia i gatti delle nevi in partenza e ci siamo incamminati salutando la luna, era solo uno spicchio nel cielo, eravamo solo una mamma e il suo bambino nel freddo affettuoso.

Quel gesto che nutre

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   Un semplice gesto un’offerta d’amore l’amore che è vita che è cibo e tepore. Ti guardo ti inclino e poi ti avvicino ti offro me stessa un’eterna promessa che io ci sarò per te nel bisogno saprò come fare come fossi in un sogno. Ti attacchi e ti sento ed è come volare ti nutro e sento che lo voglio fare. Se tu mi rifiuti non capisco più nulla isteria, quella pura, alcunché più mi culla. Magari tu solo non riuscivi a attaccarti ma per me era la fine non riuscire a calmarti. Gridavi e piangevi un pianto disperato ma rieccoci insieme e il caos si è placato. Sospiro profondo mi rituffo nel mondo ti vedo serena in estasi piena e allora penso che in quella mezz’ora la bolla in cui sono è una super dimora. Voglio stare qui per sempre con te vorrei che quest’attimo durasse per tre ma so che là fuori mi aspetta altro mondo un compagno, un gran figlio e tutto l’intorno. Basta piccina va bene così, tu dormi beata e ricomincio da qui.

Buoni propositi ottobrini

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 Ottobre è una marca di brillantina. La natura luccica di colori nel suo spegnersi lentamente e speriamo poi ci resti un po' di energia per accenderci dentro noi.  Ottobre è fatto per lasciar andare, è fatto per accettare, che è ben diverso dal rassegnarsi. Chi accetta accoglie le difficoltà che ci sono, chi si rassegna trattiene e in quello sforzo di controllo su ciò che non può controllare non riesce ad amare. Settembre è sempre un tumulto, si riparte e si fatica, a ottobre son le prime tisane e le foglie variegate a ricordarci che dopo la raccolta fuori è tempo di raccoglierci in noi. E lì dentro scoprire, capire, anche solo stare con tutto quello che c'è. Ecco allora, buona raccolta.

Yoga tribù

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 Nelle mie fantasie di ragazza mi immaginavo serafica a fare yoga al sorgere del sole, ma in realtà non mi sono mai lanciata a provare, convinta che quella Ricerca non facesse per me. Ho scoperto come spesso mi accade che le mie prevenzioni erano sbagliate. Ho praticato yoga per la prima volta durante la mia seconda gravidanza, più per ritagliarmi uno spazio per me e la nascitura che per reale convinzione, incredibilmente mi è piaciuto. Tempo dopo ho trovato una tana yoga a mia misura, la maestra capace di ispirarmi davvero e allora è stato amore. Lo yoga mi ha aiutato tantissimo durante la pandemia, ma non credevo potesse aiutare anche i miei figli. Quando mi propongono tutti esaltati di fare Il gioco dello yoga io sotto sotto sono più esaltata di loro: ci ritiriamo in una bolla fatta di asana e risate e resto stupita da quanto i piccoli siano bravi. Il tempo di tenuta delle loro posizioni è infinitesimale, ma credo sia sciocco chiedere ad un bimbo di stare ... eppure il loro ...

Wild

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   Ho imparato che per analizzare bene qualcosa bisogna spacchettarla, dividerla in sottoinsiemi, cercarne le parti che la rendono un tutto, immaginare una serie di scatole sempre più piccole o una matrioska che deve essere aperta e riaperta fino a trovarne il cuore.   L’impresa più difficile e più affascinante è spacchettare noi stessi, portare allo scoperto i nostri vecchi io da dentro di noi, i nostri venti anni avvolti dai nostri venticinque abbracciati dai nostri trenta fino ad arrivare a quello che oggi siamo. “ I ricordi più preziosi vengono spesso sepolti nei fondi di bauli del nulla ”, ho sentito questa riflessione in un TED’s talk della scrittrice americana Cheryl Strayed, questa estate ho letto il suo Wild e l’ho vissuto come un momento di fuga dal mondo, forse perché è un libro che parla di un cammino solitario e selvaggio. Mi è capitato di viaggiare a piedi per giorni e giorni anche se mai da sola e ho toccato con mano cosa significhi ascoltare il peso de...

Tempo di un caffè

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 Dal mio diario della maternità... L’odore di caffè di domenica alle 11 di mattina quando scendi le scale del condominio ti fa sorridere amaramente, perché immagini chi se lo sta gustando appena sveglio quel lento caffè, mentre tu magari hai già cambiato tre volte la poppante e affrontato quattrocento giochi diversi con il fratellino, controllando allo stesso tempo che la piccola non morisse soffocata o da oggetti piccoli di proprietà del fratellino o direttamente dalle mani del fratellino.  Ma poi ti ricordi quando senza figli ti svegliavi comunque alle sette del mattino per raggiungere qualche cima innevata e te ne fregavi una volta in viaggio del tempo di riposo perso. E allora forse in fondo anche questo percorso di maternità è un po’ quel tuffo nel passato lì, quella missione lì, basta lasciar andare (basta). A proposito di caffè: quanto resterà nei nostri ricordi l’odore della moka dopo ogni pranzo in pandemia? [immagine tratta dal sito di Flow magazine ]

Ospitalità

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   Ci sono locali che ti assorbono l’anima, sono posti dove annusi infinite possibilità e torni a sentirti un ragazzino. Per me sono luoghi colorati, con una musica soft di sottofondo e cibo pazzo da assaggiare. In quei luoghi mi sento a casa e riesco a far esplodere su carta le mie emozioni, riesco a isolarmi da tutto e al tempo stesso sentirmi ovunque nel mondo, a percepirmi invincibile e fortunata. Questi posti li trovi in ogni dove, ma hanno la capacità di catapultarti nella tua città perché sanno di te, mentre quando sei nella tua città ti conducono ovunque tu desideri essere. Io lì sto bene e quando sto bene esploro e scrivo. Alcuni locali poi volano via e restano solo nei ricordi, tra questi ho nostalgia del Ciriboga, che ti accoglieva sviscerando il significato del suo nome “ Antica parola basca che significa locanda, osteria, ristoro lungo il percorso dei viandanti in un luogo familiare e rilassante ”. Eccolo qui in foto, tra i luoghi che meritano di essere immort...

Appesi a un filo

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Ricordo un Berlusconi di qualche decade fa lamentarsi per i panni stesi nelle vie di Genova prima di quel maledetto G8, non gli erano piaciuti perché raccontavano il disordine del popolo italiano, sapevano di popolare. Io invece quei panni umidi li trovo preziosi perché sono storie appese ad un filo, sono racconti di vita e di famiglia e sanno di fresco e di fatica. Mi piace immaginare chi ci sta dentro quei colori e quelle dimensioni, perché in quelle distanze tra un capo e l’altro c’è tutto un mondo di detti e non detti, c’è tutto quel che conta. Il 25 settembre è alle spalle e io mi sento proprio appesa ad un filo, speriamo non si spezzi!  

A chi esita

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   In questo giovedì pre-elettorale la mia piccola fanzine si prende una pausa di riflessione e lancia una proposta filmografica. Buona visione, buon voto e viva la libertà.

Mappe

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   La nostra vita è una mappa di viaggi, una mappa di emozioni e di scoperte che poi magari sono diventate abitudini o invece si sono perse nel vento. Sarebbe bello potersi presentare con una lista di luoghi in cui siamo stati, perché ci siamo stati e perché ci hanno cambiati. Che poi mica vince chi ha la lista più lunga. Magari incontri uno: “Piacere, sono San Polo in Chianti, punto” e scopri che ha un mondo dentro che abbraccia tutti quelli delle liste degli altri. Ma dal tuo punto di partenza, i viaggi arricchiscono, insegnano, trasformano se li vuoi vivere come occasione di scoperta. Ognuno ha la sua mappa e forse poi non è tanto importante snocciolarla agli altri quanto a se stessi, perché in quella lista lunga o corta che sia c’è tanto di noi. Ogni viaggio è un’esplorazione dentro e fuori di noi, non importa dove si va, il viaggio alimenta la creatività. [foto: La Digue, viaggio di nozze senza nozze nella notte dei tempi]